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Ti raccontiamo la scena più comune che ci sia, perché la conosciamo da migliaia di studenti.
Hai aperto ChatGPT. Hai scritto qualcosa tipo "scrivimi una email per i miei clienti". Lui ti ha restituito un testo pulito, ordinato e completamente inutile: quel tono da brochure, un paio di frasi che iniziano con "In un mercato sempre più competitivo", zero riferimenti a cosa vendi tu davvero.
Hai letto, hai storto il naso e hai concluso la cosa più logica del mondo: "vabbè, sarà utile per altri, per il mio lavoro non serve".
Vogliamo dirti cosa è andato storto, perché non è quello che pensi. Non hai sbagliato strumento. L'hai trattato come Google.
Con un motore di ricerca funziona così: fai una domanda breve, ricevi una risposta. Ed è normale aspettarsi che valga anche qui, perché la casella di testo è identica. Ma questi strumenti non sono motori di ricerca. Somigliano molto più a una persona molto capace e molto veloce che ha iniziato a lavorare con te cinque minuti fa: non sa chi sono i tuoi clienti, non sa come parli tu, non sa cosa hai già provato l'anno scorso e com'è andata. Se le chiedi "scrivi una email ai clienti", ti darà una email generica. Non perché sia limitata. Perché tu non le hai detto niente.
Guarda come lavora invece chi ottiene risultati veri. Non ha una versione migliore di ChatGPT. Fa una cosa diversa: gli passa il contesto. Chi è il cliente e cosa gli interessa. Cosa vende e a che prezzo. Due email vecchie che hanno funzionato, così impara il tono. Cosa non deve mai scrivere. E poi, alla prima bozza, non si accontenta: gli dice cosa non va e gliela fa rifare, come farebbe con un collaboratore nuovo.
Detto in modo brutale: la qualità di quello che ottieni è la fotografia esatta della qualità di quello che hai chiesto. Ed è per questo che due persone con lo stesso strumento ottengono risultati incomparabili. Non è questione di essere tecnici. È questione di saper delegare, che è una competenza a sé, la stessa che serve con le persone in carne e ossa.
La buona notizia è che si impara in fretta, se qualcuno te la spiega bene invece di lasciarti a tentativi.
E se stai leggendo pensando di farne un mestiere, fermati un secondo su questo: la scena dell'inizio, la richiesta buttata lì e il risultato deludente, è esattamente quello che è successo dentro migliaia di aziende negli ultimi due anni. Hanno provato, si sono delusi, hanno concluso che "per noi non serve" e hanno chiuso la questione. Sono ferme lì, con lo strumento sul tavolo e nessuno che sappia usarlo.
Non serve essere un genio per riaprire quella porta. Serve saper fare le domande giuste al posto loro, con il contesto giusto e il metodo giusto. È letteralmente la prima cosa che puoi offrire a un'azienda, e non richiede una laurea in informatica: richiede di aver imparato bene quello che il loro titolare non ha avuto tempo di imparare.
È il lavoro del primo blocco della Masterclass Digitale in AI per il Business, le Fondamenta. Con Roberto Pugliese, direttore IT, parti da zero e arrivi a usare ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot e Perplexity nel lavoro di ogni giorno, imparando prima di tutto a formulare richieste che producono risposte utilizzabili invece di paroloni. Con Stefano De Carlo costruisci un sistema di lavoro tuo, per usarli con metodo e non a caso quando ti ricordi.
E se il tuo problema è proprio quel tono da brochure, c'è un corso dedicato: AI Copywriting, sempre con De Carlo, dove impari a scrivere testi che vendono mantenendo la tua voce, applicando tecniche di copywriting collaudate da oltre cent'anni alle richieste che fai all'AI.
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Il team di Corsi.it |