Infants: Una cosa che volevo dirti

Oggi è domenica e ho sentito il bisogno di scriverti. ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­

Ciao mamme,

non è mio solito scrivervi una lettera di mio pugno, ma questa mattina ne ho sentito davvero il bisogno.

Oggi è domenica.

E, non so perché, mi sono tornate in mente le domeniche di una volta. Quelle vere.

Quelle domeniche in cui non c'era la sveglia per andare a scuola. Quelle in cui mi svegliavo con l'odore del ragù di mamma che arrivava dalla cucina e l'unico pensiero era chiamare le mie amichette per organizzare la classica passeggiata mattutina.

Passeggiata che, come sempre, finiva con le patatine fritte e il mio amatissimo Estathé, poco prima di rientrare a casa per il pranzo. Non vi dico le storie che mi faceva mia mamma, perché poi a tavola il mio appetito era sempre "troppo basso". E aveva anche ragione. Ahahaha.

E poi c'era quel momento meraviglioso dopo pranzo. Mi inabissavo su quel divano che, ai miei occhi, sembrava enorme. Potevo scegliere cosa guardare in tv. Oppure, addirittura, potevo scegliere di dormire serenamente.

Ecco, oggi forse ho un po' di nostalgia.

Mi manca quella leggerezza. Mi manca quella libertà. Mi manca quella sensazione di avere il tempo tra le mani, senza doverlo rincorrere.

Perché oggi la domenica mattina ha un sapore diverso.

Il risveglio non lo decido io, ma Alessandro, che alle 6 è già pronto ad iniziare la giornata.

La libertà della passeggiata è spesso incastrata tra un riposino, una pappa, un cambio e un "mammaaa". Il pranzo… meglio non parlarne, con tutto quello che riesce a combinare mentre siamo a tavola.

E poi il divano.

Quel divano che una volta era il mio rifugio, oggi non è più davvero mio. Così come non lo è più la tv. Perché non mi è più concesso scegliere cosa guardare, e figuriamoci se posso decidere di riposare.

Ah, e in tutto questo c'è anche Giulio, con la sua noia da fine scuola, quella noia bellissima e complicatissima che solo i bambini sanno avere.

E allora questa mattina mi sono fatta una domanda.

Ma una mamma può essere davvero lavoratrice? Può essere indipendente? Può essere presente, ambiziosa, stanca, innamorata dei suoi figli e allo stesso tempo desiderosa di uno spazio tutto suo?

Una mamma può essere anche una donna?

Io non ho una risposta perfetta. Forse perché, ogni giorno, provo a costruirla un po' anche io.

Tra un risveglio troppo presto, un ordine da seguire, una casa da tenere in piedi, un figlio che chiama, un altro che piange, una mail da scrivere, una decisione da prendere e quel desiderio, piccolo ma enorme, di non dimenticarmi di me.

Oggi volevo semplicemente condividere questo pensiero con voi. Perché so che, in forme diverse, tante di noi vivono la stessa cosa.

Siamo mamme. Siamo donne. Siamo lavoratrici. Siamo mille versioni di noi stesse nello stesso giorno.

E anche quando ci sembra di non riuscire a fare tutto, forse stiamo già facendo tantissimo.

Vi auguro una domenica serena, di cuore. Una di quelle domeniche magari imperfette, rumorose, piene di briciole sul tavolo e cartoni animati in tv… ma comunque nostre.

Con affetto,
Daniela

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