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Ciao , pensa a quella cosa di te che sai di dover cambiare da anni.
Non serve che ci pensi molto, vero?
Magari è il modo in cui rispondi quando qualcuno alza la voce.
Magari è il lavoro che non hai il fegato di lasciare da tre anni.
O il fatto che dici sempre sì e poi te ne penti per due giorni.
O forse una cosa che rimandi da lunedì, e di lunedì ne sono passati tanti, troppi.
Cambia il nome, ma la sensazione è la stessa: lo sai da un pezzo, eppure non cambia nulla.
E se ti chiedessi cosa andrebbe fatto, sapresti rispondere.
Eppure siamo ancora qui.
Allora ti dici che non hai tempo, che ci sono i figli, che è un periodo storto.
E hai ragione, sono cose vere. Solo che erano vere anche l'anno scorso, e anche quello prima.
Il guaio è che a furia di ripeterle, ormai qualsiasi cosa è buona come scusa: per non fare, per rimandare, per restare dove sei.
E alla fine la scusa diventi tu. Che sei fatto così, che gli altri hanno qualcosa in più di te.
Giangiacomo Cristanelli, direttore dell'Accademia della Leadership, dice che quella è la conclusione più sbagliata di tutte. E la spiega con un'immagine che si capisce al volo.
Puoi anche avere una Ferrari, ma con i freni a mano tirati non va da nessuna parte. Spingi sull'acceleratore, il motore urla, e la macchina si trascina avanti a fatica.
Il motore va benissimo. Il punto è che nessuno ti ha mai fatto vedere dove sta la leva del freno.
E quei freni non li hai tirati tu. Te li hanno tirati anni fa, con frasi sentite da bambino e ripetute tante volte da sembrare vere: non ci riesci, non è roba per te, accontentati.
Tu quelle frasi le hai dimenticate. La parte più profonda del tuo cervello, invece, se le ricorda tutte. Sono ancora lì, e si fanno sentire ogni volta che provi a muoverti.
Sabato 5 settembre Cristanelli è in diretta, dalle 10 alle 16, e parla proprio di questo:
- dove stanno i freni;
- chi li ha tirati;
- e cosa si fa per mollarli.
Non costa niente e si segue comodamente da casa su Zoom.
P.S. Fin qui non è colpa tua: quei freni li ha tirati qualcun altro. Da adesso in poi, però, la mano sulla leva è la tua.
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