Il profumo del sogno: L’Entropiste Altamura EDP
Il mare svanì.
Quando riaprii gli occhi, il profumo era completamente diverso: terra rossa, pietra calcarea, legni vivi. L’aria era calda, secca, polverosa. Sotto le mani nude sentivo la roccia grezza dell’altopiano.
Ero lui. L’Uomo di Altamura.
Non so come spiegartelo, ma lo ero davvero. Il corpo più robusto, il respiro lento, la mente colma di ricordi che non erano miei: la caccia, il fuoco, il gruppo. E poi lei. La mia metà.
Cosa significava davvero amare?
Era una domanda che non riuscivo a formulare con le parole – quelle non esistevano ancora – eppure bruciava dentro come un fuoco. Lei era parte del gruppo, come me. Ci conoscevamo da sempre, correndo tra le rocce bianche della Murgia.
Quando la guardavo, sentivo qualcosa che andava oltre il bisogno di sopravvivere. Oltre l’istinto. Avevamo cacciato insieme quella mattina. Il gruppo aveva bisogno di noi. Sempre. Ma quando i nostri sguardi si incrociavano, per un attimo, tutto il resto scompariva.
Il giorno dopo, decisi di esplorare più lontano, verso le grotte che si aprivano come ferite nelle rocce carsiche. Volevo trovare un riparo migliore per quando sarebbe arrivato il freddo. E volevo che lei venisse con me.
Mi spinsi lontano, e fu allora che la vidi: una grotta nascosta, con un’apertura tra le pietre. Mi chinai, guardai dentro. Buio. Fresco. Silenzioso. Perfetto. Il passaggio era stretto, ma riuscii a scivolare dentro. E poi… il vuoto. Non so cosa accadde. Forse un cedimento. Forse un pozzo nascosto. Sentii il piede scivolare. Il corpo cadere. Il buio inghiottirmi.
Quando il mio corpo si fermò, non riuscivo più a muovermi. Il dolore era ovunque. La roccia mi stringeva da ogni lato. Sentivo il respiro farsi più corto. E sopra di me, lontanissima, la luce del mondo esterno.
Chiamai. Ma nessuna risposta.
E mentre giacevo lì, intrappolato nella pietra, un solo pensiero risuonava nella mia mente: lei mi sta cercando?
Il buio si fece denso e lì intuii un significato profondo: non era la paura a stringermi il petto. Era l’amore per lei e la dolorosa certezza che non l’avrei più rivista.
Forse, in un mondo in cui non ci sono parole, amare – amare davvero – significa semplicemente sentire.
In un attimo, la paura svanì nel nulla.
Ero in pace.
(Indovina? La storia continua domani, con l’ultima parte!)